LUCA BONFANTI - Atmosfere e intimismo del colore di Matteo Galbiati

Luca Bonfanti è uno di quegli artisti che in ambito anglosassone definirebbero come self made e che noi traduciamo con la meno efficace locuzione “che si è fatto da solo”. Il giovane artista desiano ha mosso, infatti, i suoi primi passi nel mondo dell’arte lontano dal contesto accademico o dalle elite del sistema dell’arte. Ha iniziato giovanissimo assecondando il naturale e irrefrenabile desiderio di poter esprimere liberamente i propri sentimenti e pensieri attraverso la libertà di campo offertagli dall’arte. Un artista autodidatta.

Come era uso un tempo, ha incominciato a bottega seguendo gli insegnamenti di alcuni maestri – fondamentale per lui la frequentazione con Pierantonio Verga (vedi Brianzalife n.01 Dicembre 2010-Gennaio 2011 p.12) – di cui ha frequentato assiduamente gli studi e che lo hanno aiutato a comprendere le esigenze e le strutturazioni interne dell’opera. L’esperienza diretta del mestiere lo ha svincolato da manierismi e accademismi, o peggio dalle mode, di cui sono spesso vittime proprio i giovani artisti focalizzando la sua attenzione sul senso di una poetica originalmente individuale. La sua personalità, spesso esuberante ed incontenibile, si è misurata con diversi linguaggi: ha iniziato con la fotografia – mai del tutto abbandonata – per passare poi all’asprezza della materia nella scultura ed approdare infine alla delicatezza del colore dipinto con la pittura, strumento che gli risulta più congeniale nell’esprimere il carico di passioni che turbinano dentro di lui.

La dimensione recondita e il guardarsi nel profondo dell’animo, per poi riportare fuori il proprio sentire, diventano condivisibili esperienze per l’altrui visione attraverso la contemplazione dell’opera. Le sue immagini – fotografiche, scultoree o pittoriche – fanno quindi da tramite e sono recipienti di immedesimazioni per i sentimenti di ciascuno dei possibili osservatori.

Il segno pittorico, dalla marcato vocazione e ascendenza astratte, è nel tempo maturato e ha portato Bonfanti a trovare la giusta consapevolezza e la responsabile disciplina con cui dominare il colore: se inizialmente il gesto e le tonalità erano cupi ed energici, arrivando a scalfire e corrodere la tela, gli esiti recenti della sua ricerca evidenziano una predominante delicatezza in cui i cromatismi e le forme che descrivono si alleggeriscono in atmosfere oniriche e intime. I dipinti accolgono lo sguardo senza ferirlo acutizzando il processo di immedesimazione del riguardante. Il controllo e la nuova misura del suo dipingere, lenti e accorti, hanno ammansito il suo entusiasmo nel racconto che, da ecletticamente dispersivo, si fa garbatamente efficace, aperto al piacere della scoperta di emozioni e di pensieri volutamente lasciati sotterranei o appena accennati.

Luca Bonfanti rimane ancora un artista tutto da comprendere e decifrare, da leggere e vedere, un artista che, ancora nel pieno del suo tumulto creativo, saprà regalarci nuove emozioni e piacevoli sorprese.

L’artista brianzolo sarà protagonista a breve di un lungo tour espositivo che, con un ciclo di mostre che lo metteranno in dialogo con la ricerca del maestro Milo, si concluderà solo nel 2014 dopo aver attraversato l’Italia in numerosi sedi espositive pubbliche e private. Un traguardo ambizioso – ma meritato – per uno che “si è fatto da solo”.

di Matteo Galbiati

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